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Ludoteca altrove: in carcere
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Avere le stesse possibilità degli altri, nel gioco significa avere una possibilità di vincere e almeno di giocare dignitosamente, sapendo che la partita non è persa in partenza...
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INTRODUZIONE: CHE COS’È UNA LUDOTECA
Il progetto di costruire una ludoteca in un luogo “diverso” come un carcere o un ospedale nasce dall’idea che il gioco è un elemento costitutivo dell’uomo che può essere utilizzato come strumento pedagogico di comunicazione, mediazione e socializzazione.
Una ludoteca è in questo senso:
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uno spazio collettivo ricco organizzato intorno all’attività ludica;
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un luogo di socializzazione, arricchimento, creatività e apprendimento;
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un luogo in cui creare dei rapporti di collaborazione piuttosto che di competizione;
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un luogo di responsabilizzazione e di educazione al rispetto: dello spazio, delle persone presenti, dei beni e delle regole d’uso, di vita e di gioco;
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un luogo di vita aperto a tutti, che favorisce il gioco libero, disinteressato, spontaneo e gratuito.
In conclusione la ludoteca è una struttura non rigida che si adatta facilmente al contesto locale. Aprire una ludoteca in un posto inconsueto quale un istituto penitenziario o ospedaliero implica la necessità di ripensarla nei suoi tempi e nei suoi spazi in funzione di istituzioni anche rigide e strutturate, nonché in funzione della specifica utenza e dei propri operatori.
Progetto di ludoteca in carcere
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1. PRESENTAZIONE: VALORE E UTILITÀ DEL GIOCO ALL’INTERNO DEL CARCERE
Avere le stesse possibilità degli altri, nel gioco significa avere una possibilità di vincere e almeno di giocare dignitosamente, sapendo che la partita non è persa in partenza.
Il progetto di una ludoteca in carcere nasce con l’intenzione di aiutare le persone a ricostruire un sistema di valori o a scoprirne uno nuovo e a guardare il mondo da altri punti di vista, permettendo di scegliere i valori di base per costruirsi una nuova vita, a cominciare da quella in cui sono obbligati a vivere. Utilizzare il gioco significa far ricorso a un mezzo paradossale e innovativo, un supporto d’educazione informale che si deve aggiungere ad altri sistemi di educazione per risultare costruttivo.
2. PER QUALE PUBBLICO
Se si vuole creare una ludoteca con un progetto di media o lunga durata, l’ideale è di indirizzarla a detenuti condannati a pene medie (2-10 anni) interessati a partecipare ad attività anche per migliorare la loro qualità di vita, in vista magari di guadagnare eventuali riduzioni di pena. In questo caso sarebbe più facile motivarli e indurli a partecipare attivamente alla creazione e allo sviluppo della ludoteca.
Pensare la ludoteca in funzione di questo pubblico richiede una partecipazione attiva delle persone: per questa ragione è necessario che i beneficiari scelgano volontariamente di partecipare alla realizzazione del progetto.
3. COINVOLGERE GLI UTENTI
Sarebbe utile far sentire la ludoteca come un progetto che nasce dal basso piuttosto che imposto dall’alto: in questo senso deve avere valore di una proposta che i detenuti devono accettare, invece di un posto a cui iscriversi passivamente.
Fin dall’inizio sarebbe utile dunque farsi aiutare dai futuri giocatori per creare la ludoteca: farsi aiutare nella catalogazione, nella scelta dei giochi, nella preparazione e allestimento dello spazio.
4. GLI SPAZI
Una ludoteca in carcere andrà necessariamente ricavata da un locale dell’istituto, dove possibile dedicato esclusivamente a quest’uso. Sono possibili anche “convivenze” di spazi (ma non di orari) con aule deputate alle lezioni o con la biblioteca. In ogni caso, sarebbe meglio lasciare agli ospiti la possibilità di allestire comodamente lo spazio. I locali necessitano almeno di tavoli, sedie e scaffali per riporre i giochi. I tavoli dovrebbero essere coperti con tovaglie o panni verdi, per facilitare la disposizione dei pezzi e rinforzare l’idea di un luogo e un tempo dedicato all’attività ludica.
In mancanza di meglio, sarebbe opportuno, ogni volta che la ludoteca è aperta, disporre alcuni giochi sui tavoli, in modo da attirare l’interesse dei giocatori. Se poi fossero disponibili dei giochi in formato gigante, questo aiuterebbe senza dubbio a creare un’atmosfera ludica.
5. I TEMPI
Ogni ludoteca ha le proprie esigenze, in funzione del numero di persone che vi lavorano e della domanda del pubblico.
All’interno di un carcere si possono seguire due strategie diverse:
- quella episodica, per cui la ludoteca è aperta una volta a settimana (o meno), per almeno mezza giornata;
- più utile, ma anche più impegnativa, è un’apertura costante della ludoteca, almeno due volte a settimana. Questo permetterebbe a medio termine di fidelizzare un gruppo di persone, coinvolgendole direttamente nella scoperta dei giochi.
Quelli che divenissero più esperti nei diversi tipi di giochi potrebbero così trasformarsi in animatori, capaci di spiegare le regole e aiutare gli altri giocatori a apprendere nuovi giochi.
All’apertura con operatore si potrebbe affiancare la disponibilità del prestito dei giochi per il gioco libero in cella e in altri spazi, cercando con la collaborazione di ospiti e personale carcerario il modo migliore per la gestione di prestiti e restituzioni.
6. I GIOCHI
Ogni gioco deve essere scelto innanzi tutto per la sua capacità di creare uno spazio relazionale, di scambio e di comunicazione. I giocatori potranno così imparare in modo informale, attraverso il gioco, l’interesse e il piacere di agire in gruppo, migliorando le proprie capacità relazionali.
Nella scelta dei giochi, almeno all’inizio, si dovrà tenere conto di un basso livello medio di scolarizzazione e della scarsa padronanza della lingua italiana di una parte dei detenuti di origine straniera.
Questo non vuol dire che certi giochi a quiz, basati sulla risposta corretta a delle domande, siano per forza da evitare. Quello che è importante è che siano sempre percepiti come giochi e non come competizione. Cioè quello che deve emergere è il lato ludico e divertente: non si deve drammatizzare il fatto che non si conosce la risposta, quanto accentuare il fatto che le domande poste superano le conoscenze anche delle persone con un buon livello di istruzione e che questa può essere l’occasione per imparare nuove cose (per esempio, strategie di scelta nelle risposte multiple). Inoltre i giochi a quiz hanno il vantaggio di basarsi su meccanismi ludici molto semplici: un percorso, un dado per muoversi, un obiettivo finale da raggiungere prima degli altri.
Maggiore attenzione va posta proprio alla difficoltà delle regole, che non esclude a priori i giochi difficili, ma rende meno accessibili quelli che hanno più regole da spiegare. Gli scacchi, pur essendo un gioco difficile, non sono inaccessibili a livello delle regole: è facile capire come muovere i pezzi, difficile imparare a giocare bene.
I giochi di carte tradizionali presentano in alcuni casi regole abbastanza complesse, ma con il vantaggio che quasi tutti hanno familiarità con essi, avendoci giocato fin da piccoli. In molti casi non è necessario neanche dover spiegare le regole, perché esistono già giocatori di tressette, briscola, scopa, ramino..., capaci di spiegare questi giochi agli altri. Altri giochi di carte (o di dadi) potranno godere di una certa popolarità (in quanto spesso si richiamano a meccanismi conosciuti). È importante che il ludotecario eviti con cura giochi che possano richiamare o dar luogo a meccanismi d’azzardo o di scommesse.
I giochi di ruolo andrebbero introdotti con cautela e solo dopo aver conosciuto le persone interessate: sono giochi che richiedono spesso la conoscenza di un gran numero di regole (molte delle quali implicite per un giocatore esperto), e solo se il conduttore di gioco ha una lunga esperienza. Si tratta comunque di risorse particolarmente importanti per la rielaborazione narrativa del proprio vissuto e per l’invenzione e scoperta di lati della propria personalità, nonché per la collaborazione di gruppo. Esperienze simili sono state fatte in Italia presso gli istituti di detenzione di Biella e Milano (San Vittore).
I giochi di abilità sono sempre piuttosto semplici da proporre: facili da imparare, grazie a delle regole estremamente ridotte, attirano l’interesse grazie alla loro visibilità (specie se abbastanza grandi). Fra questi citiamo per esempio: carrom, jenga, Villa Paletti, Gino Pilotino, Shangai…
Più delicata è la proposta (e la scelta) di giochi di società: particolare attenzione andrà dedicata al numero di giocatori, alla durata della partita (che deve essere compatibile con l’organizzazione carceraria), alla già citata difficoltà delle regole. Sicuramente potranno rivelarsi utili i “classici”, le cui regole possono essere già note alla maggioranza dei giocatori: risiko, monopoly, cluedo. Si potrebbe cominciare con i giochi relativamente facili (master mind, non t’arrabbiare, bang!) per introdurre pian piano quelli più difficili. In ogni caso, la variabile più importante è la competenza del ludotecario, per la sua capacità di capire fino a che punto i giocatori desiderano scoprire nuovi giochi e quali sono i più adatti a stimolare il loro interesse e la loro curiosità.
Infine, particolare attenzione andrà dedicata a una buona varietà di giochi in base al numero di giocatori: che vi siano cioè, indipendentemente dal numero di persone che frequentano di volta in volta la ludoteca, giochi che consentano a chi voglia di giocare; quindi proposte per due giocatori, per tre, per quattro come per undici (quando capita!).
7. LO SCHEDARIO DEI GIOCHI
La ludoteca è un luogo che appartiene al suo pubblico e che perciò chiede il coinvolgimento attivo dei propri utenti nella sua manutenzione: chi utilizza un gioco è di volta in volta suo responsabile, tenuto quindi a verificarne e curarne il contenuto.
Per facilitare il prestito, e verificare la correttezza della riconsegna, il ludotecario dovrà avere a propria disposizione uno schedario, in cui ogni gioco sia individuabile tramite una scheda su cui segnare gli eventuali prestiti e le caratteristiche del gioco per una rapida consultazione.
Esistono a tal proposito diversi metodi per classificare i giochi.
In questo contesto, sarà meglio proporre una classificazione accessibile a tutti; per esempio: giochi di carte, di dadi, di ruolo, di abilità, di società... cui segua qualche riga di presentazione che racchiuda parole chiave: giochi di parole (Scarabeo), economici (Monopoli), di bluff (Perudo), party games (Taboo, Trivial Pursuit), di deduzione (Cluedo, Master mind), classici (scacchi, dama)...
Ogni gioco sarà identificabile tramite un numero di inventario, riportato sulla scatola e sulla scheda. La scheda riporterà, oltre all’indicazione di categoria, le informazioni dettagliate riportate sulla scatola (casa editrice, numero di giocatori, durata della partita, età dei giocatori), il tipo di gioco e la sua difficoltà, nonché il materiale presente all’interno della scatola (con indicazione di sostituzioni o smarrimenti). Potrebbe essere utile anche avere una fotocopia di tutti i regolamenti di giochi, in caso di perdita.
Le schede potranno essere realizzate dal coordinatore del servizio o affidate a esperti esterni, mentre la consultazione e l’aggiornamento andranno curate dal ludotecario.
8. ANIMARE I GIOCHI
Nel quadro pedagogico del progetto, la proposizione di giochi deve essere articolata su livelli differenti. La prima è quella della semplice scoperta del gioco. In questo primo tempo, toccherà al ludotecario proporre dei giochi secondo dei criteri di difficoltà crescenti, di qualità e di contenuto.
Potrebbe essere utile presentare ogni volta gruppi di giochi diversi: a due, tradizionali, di ruolo, di carte, di società... rispetto a ogni gioco è necessario fare con i giocatori un lavoro esplorativo, per comprendere le regole, le strategie possibili, ecc. In questo modo la ludoteca può diventare un momento di stimolo e sviluppo intellettuale per migliorare le proprie conoscenze, riscoprire i giochi, misurarsi con gli altri giocatori, sviluppare i riflessi, le strategie di gioco, arrivando ad acquisire più autonomia intellettuale e a stimolare le facoltà mentali.
9. INSUCCESSO?
Nonostante l’esperienza del ludotecario, ogni giocatore e ogni gruppo di giocatori fa storia a sé. Non è detto quindi che un gioco che funziona per un gruppo funzioni altrettanto bene con un altro. In caso di insuccesso, il ludotecario non deve perdersi d’animo: non è grave interrompere un gioco se si vede che non funziona e riproporlo qualche tempo dopo in condizioni più favorevoli.
Certi giocatori potrebbero essere incompatibili tra di loro, altri potrebbero mostrare un atteggiamento distruttivo. Il ludotecario deve comunque evitare di entrare in dinamiche di gruppo sfavorevoli allo svolgimento delle attività ludiche: venire in ludoteca rimane comunque una scelta libera, per cui si presuppone che i giocatori abbiano voglia di divertirsi.
Non dimentichiamoci inoltre che i giochi devono permettere e favorire l'installarsi di un clima privilegiato di scambi e d’incontri, facilitando la socializzazione. Questo significa imparare ad accettare gli altri, permettendo a ciascuno di sentirsi a proprio agio e di esprimersi liberamente. Certe difficoltà potrebbero eventualmente apparire in rapporto ad aggressività, frustrazione o inibizioni: la ludoteca deve dare allora la possibilità di trovare uno sfogo diventando l’occasione in cui sormontare le proprie frustrazioni. In questo modo la ludoteca si trasforma in contesto informale nel quale il gioco facilita le relazioni umane e favorisce l’incontro tra culture diverse.
10. IL DEBRIEFING
L’importanza dei giochi si rivela, da un punto di vista educativo, non tanto durante la partita quanto nel debriefing, ovvero la discussione che dovrebbe seguire alla fine di ogni animazione. Il debriefing sarà allora un momento di riflessione per il ludotecario e i giocatori in cui si rifletta sulla propria esperienza di gioco, sui meccanismi ludici e sulle emozioni provate, sulle idee sviluppate o intuite, per dare vita così a un dibattito costruttivo e arricchente.
In questo modo il ludotecario può rendersi conto di quello che è successo per poter intervenire meglio nei futuri incontri. D’altra parte, prendendo parola per esprimersi, i detenuti potranno rendersi conto che durante la partita erano padroni e responsabili delle proprie decisioni. Questa potrà essere l’occasione per confrontarsi con l’opportunità di costruire la propria vita cogliendo le occasioni, trasformando il gioco in un terreno ideale per sviluppare le capacità di adattarsi e reagire contro tutti i casi della vita ritrovando in se stessi la volontà di combattere e la voglia di superare le avversità.
Questo momento potrebbe essere opportuno per collaborare con gli operatori sociali, gli insegnanti e gli psicologi: il ludotecario non deve a essi sostituirsi, ma offrire la propria competenza a partire dall’ambito del gioco. Tali collaborazioni sono auspicabili, anche per offrire alla direzione dell’istituto un’idea di continuità educativa con il resto dell’offerta formativa: l’insieme delle attività realizzabili in ludoteca rappresenta un progetto coerente e aperto a collaborazioni esterne. In particolare i comportamenti del giocatore possono aiutare a capire meglio la persona; senza considerare che si progredisce più facilmente, quando ci si trova in un ambiente sereno e stimolante.
La ludoteca si trasforma allora in un luogo pedagogico informale: giocare arricchisce, stimola la creatività, l’organizzazione personale, l'intuizione e l'anticipazione; incita alla comunicazione, aiuta l'individuo a scoprire i compagni di gioco, a conoscere, comprendere, apprendere, esplorare, scoprire, fare errori, progredire al proprio ritmo.
11. PROPORRE ALTRE ANIMAZIONI
Sulla struttura della ludoteca si potranno col tempo aggiungere giochi e animazioni di diversa natura: laboratori creativi, anche per realizzare giochi, laboratori di teatro o di animazione… Non si deve trattare di un passaggio obbligato, ma di una scelta che rientra nel piacere di giocare e di farsi progressivamente coinvolgere nella vita della ludoteca. In questo modo si potrebbe spingere i detenuti a creare dei giochi per appropriarsi di alcuni meccanismi ludici. Il successo non sarà legato alla realizzazione di un gioco perfetto, ma al lavoro stesso di realizzazione del gioco.
1. FINANZIAMENTO E COLLABORAZIONI
Creare una ludoteca richiede un coinvolgimento serio, forte e consapevole dei responsabili dell’istituto penitenziario, che sapranno di realizzare così un’azione educativa e ricreativa.
Se la scelta e l’acquisto dei giochi (anche da un punto di vista economico) non dovrebbe coinvolgere la direzione dell’istituto, questa dovrà collaborare, anche economicamente dove possibile, provvedendo all’allestimento e alla manutenzione di una sala.
Un buon bilancio dovrà poi tener conto, oltre delle spese per l’acquisto dei nuovi giochi o la sostituzione di quelli danneggiati o inutilizzabili, di alcune spese di cartoleria per le fotocopie delle regole, materiale per rinforzare le scatole, schede per la creazione del catalogo, pezzi di ricambio… altra voce di spesa sarà quella relativa alle risorse umane (vedi sotto).
Potrà essere utile in tal senso stabilire delle relazioni con case editrici di giochi o con le ludoteche: le prime possono essere interessate a regalare dei giochi per accrescere la loro notorietà o per testare dei nuovi giochi, mentre potrebbe essere utile avvalersi della competenza e dello stock dei giochi delle seconde.
2. RISORSE UMANE
Una ludoteca ha come punto di riferimento un responsabile: si tratta di un professionista del gioco, capace di stabilire delle relazioni pubbliche e di concepire dei progetti, di creare una rete di comunicazione che ancorerà la ludoteca al suo contesto. Il ludotecario consiglia, orienta le scelte dei giocatori e organizza le attività di gruppo. Il suo ruolo è di ascoltare, organizzare il giro delle relazioni canalizzandole attraverso il gioco e gestendole nel tempo.
Il progetto di ludoteca in carcere richiede la presenza di un ludotecario, accompagnato da un operatore sociale interno al penitenziario. Dopodiché la ludoteca potrà essere aperta, per esempio, una o due volte a settimana per mezza giornata. In questo caso sarebbe opportuno che il ludotecario continuasse a lavorarci per poter sviluppare le attività ludiche. Solo successivamente, e in casi eccezionali, si potrà pensare a una completa autogestione della ludoteca mediante volontari interni o personale carcerario.
Giovanni Galanti
ConUnGioco
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